la recita dell’architetto | recensione

Steve Della Casa, Giorgio Scianca, La recita dell’architetto. 1523 film e un videogioco, svpress, Torino 2015 Succede che, improvvisamente e per cause non precisate, alcuni argomenti comincino a diventare di moda: per esempio oggi sono di moda i radicals, la resilienza, il professionismo degli anni Cinquanta. Tra gli altri, il rapporto tra cinema e architettura […]

Steve Della Casa, Giorgio Scianca, La recita dell’architetto. 1523 film e un videogioco, svpress, Torino 2015

Succede che, improvvisamente e per cause non precisate, alcuni argomenti comincino a diventare di moda: per esempio oggi sono di moda i radicals, la resilienza, il professionismo degli anni Cinquanta. Tra gli altri, il rapporto tra cinema e architettura ha ottenuto uno spazio di rilievo a partire da una decina di anni, certo non senza fondate ragioni.

Dopo la pubblicazione di una vasta serie di volumi più o meno specifici e più o meno significativi sul tema [1], dopo l’organizzazione di numerose rassegne cinematografiche sui must del cinema architettonico [2], dopo la nascita del nuovo genere documentaristico dedicato alle vite degli
architetti famosi [3], dopo l’istituzione di un premio italiano per il cinema di architettura [4], il libro La recita dell’architetto. 1523 film e un videogioco potrebbe risultare a una prima impressione ridondante e superfluo.

Se lo si osserva con lo sguardo pregiudiziale di chi lo ritiene un libro sostanzialmente inutile, ci si potrebbe sorprendere a sfogliarlo con una certa curiosità e ammirazione: la mole di lavoro che questo libro contiene è a tutti gli effetti il frutto di impegno e dedizione, ma soprattutto è il risultato della fusione di due passioni sconfinate, reali, tangibili: quella per il cinema e quella per il mestiere dell’architetto.

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continua a leggere su «Domusweb», 25 settembre 2015